Di Jeff Bezos

preferiamo i divorzi

Di Jeff Bezos preferiamo i divorzi  

Per lo scandaloso matrimonio veneziano fra Jeff Bezos e Lauren Sánchez per festeggiare con i più ricchi del pianeta pare abbia sperperato 50 milioni di dollari, per i più critici dollari non suoi e di tasse non pagate. 

Bazzeccole rispetto al costo del suo divorzio da MacKenzie Scott.

Nel 2019 dal divorzio da Bezos, MacKenzie Scott, precedentemente MacKenzie Bezos Scott, ha ottenuto 35,6 miliardi di dollari in azioni Amazon. Nel 2020 ha donato 1,7 miliardi di dollari a 116 organizzazioni no-profit, concentrandosi sull’uguaglianza razziale, l’uguaglianza LGBTQ+, la democrazia e il cambiamento climatico.

Se i Paesi e le Istituzioni internazionali continuano a tutelare e a non tassare i ricchissimi e le multinazionali, per una più equa distribuzione della ricchezza mondiale possiamo solo sperare nei divorzi.

(2025 07 04 Internazionale 1621 by VENABLE UK)

C’è chi vede l’aspetto comico anche in queste situazioni. Ringraziamo la vignetta di VENABLE che ha una base di verità, se Bezos non lo trova il fisco figurarsi se lo trova il postino.

Oltre a invidiare il “vicino” di Bezos, ecco la prova: 

Per scrivere alle aziende multinazionali, lo staff di OpenCorporation utilizzava gli indirizzi stradali indicati dalle aziende sui propri documenti fiscali, ad es. il Bilancio di esercizio.

Non solo Bezos ma addirittura Amazon è introvabile!


Per chi volesse saperne di più su questi matrimoni:

Bezos tra i 10 matrimoni record: quanti jackpot servono per pagarli? https://www.casinos.com/it/news/bezos-10-matrimoni-record-quanti-jackpot-per-pagarli 

e comunque io voto x i divorzi

Ma cos’altro desidera chi ha già tutto?

Si consiglia l’approfondimento del neologismo “autoregalocrazia”, trascriviamo l’articolo “Regali – Giovanni De Mauro – pubblicato su Internazionale 1621 – 4 luglio 2025 

https://www.internazionale.it/magazine/giovanni-de-mauro/2025/07/03/regali-2

Regali di Giovanni De Mauro

Ci sono tanti modi per raccontare il matrimonio di Jeff Bezos e Lauren Sánchez celebrato a Venezia lo scorso fine settimana. Sul quotidiano francese Le Monde la giornalista Guillemette Faure ha inventato un termine, autocadeaucratie, che in italiano può essere tradotto con autoregalocrazia. Una parola che descrive con una certa precisione alcune caratteristiche dei tempi che viviamo: “Regime in cui un leader si fa dei regali, moltiplica gli omaggi e gli onori a se stesso, sotto lo sguardo (e spesso con i soldi) degli altri”. Come in una voce del dizionario, Faure fa alcuni esempi: “Da quando il presidente degli Stati Uniti si è concesso una parata militare per i suoi 79 anni, la Casa Bianca sta diventando un’autoregalocrazia”. Oppure: “Il miliardario Jeff Bezos mobilita Venezia per il suo matrimonio, si preannuncia un bel momento di autoregalocrazia!”. E si avventura nell’invenzione di possibili sinonimi: repubblica dei bananapplausi (geopolitica), megalocrazia ornamentale (istituzionale), coglionarcisismo (volgare). “L’autoregalocrate ama mettersi in mostra e gratificarsi con cerimonie, fuochi d’artificio, concerti privati e applausi. Che si tratti di un compleanno o di un matrimonio, è in grado di trasformare qualsiasi evento personale in una vetrina mondiale della propria superiorità sociale”. Un tempo appannaggio delle dittature lontane (si pensi alle torte di compleanno di Saddam Hussein a forma di Iraq, ricoperte con i colori della bandiera e con candeline a forma di missile scud), l’autoregalocrazia, scrive Faure, ha ormai raggiunto la capitale degli Stati Uniti e i miliardari delle grandi aziende tecnologiche. “Nelle democrazie, l’autoregalocrazia ha un debole per la privatizzazione degli spazi pubblici: quello che è di tutti le appartiene”. E c’è anche il verbo regalocratizzare, sottrarre fondi pubblici per finanziare omaggi al proprio ego. 

Internazionale 1621 – 4 luglio 2025


Quando non è citata, la provenienza dell’immagine/documento oggetto postale è la collezione Gabriele Guglielmi e/o sito https://gabrieleguglielmi.org/

Citandone la fonte sono liberamente utilizzabili

Di GABRIELE GUGLIELMI

“Sono collezionista di francobolli da oltre 40 anni e non colleziono francobolli. La mia passione sono le lettere intere con le quali posso mostrare la storia” (Rolf –Dieter Wruck), quale migliore definizione della Storia Postale? Collezioniamo Storia postale con quella speciale caratteristica che sono le storie, in questo caso postali, quindi uniche. I francobolli sono stampati in milioni di esemplari, le storie sono uniche quanto le opere d’arte. Non solo perché è quasi impossibile che due buste abbiano gli stessi: timbri, francobolli, date di partenza transito e destinazione … diventano uniche quando raccontano proprio quella storia. Quasi impossibile anche lo scambio, tipico dei collezionisti (ce l’ho, ce l’ho, mi manca) per completare la collezione, ci si viene incontro focalizzandosi su periodi, luoghi, vie-tragitti, persone … caratteristiche cartacee e di inchiostri … diversi … così che ognuno possa approfondire ciò a cui più tiene. Siamo il contrario di chi ha il bunker con opere d’arte da ammirare tenendole solo per sé. Noi condividiamo in rete immagini, dati e informazioni di tutto questo, a volte minuscolo altre volte importante, patrimonio dell’umanità.

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