Affinché ‘sta Storia NON si ripeta

2025 01 20 insediamento di Trump la corte dei miliardari
Affinché ‘sta Storia NON si ripeta

Durante un PCTO[1], nel “Laboratorio di Storia e Filatelia”, ho avuto l’opportunità di comparare, individuando similitudini, le vicende di oggi, con le peggiori sciagure per l’umanità di inizio XX secolo: due guerre mondiali, i milioni di morti e feriti anche fra i civili, i campi di concentramento, il lavoro forzato, la Shoah, i campi di sterminio.

 L’obiettivo della “presentazione” è stato il principio, per me olistico, sancito all’art. 9 della Costituzione “nell’interesse delle future generazioni” col “filo rosso” del “Pianeta in prestito”

Lo strumento, essendo «Laboratorio di Storia e Filatelia», è la «Posta», “capsule del tempo” quali Lettere, Cartoline, Affrancature meccaniche, Francobolli …

[1] Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento 2025, richiesto a Televita dall’Istituto Matteucci (Ragionieri programmatori) di Roma

Lo “scenario”, più che gli “Stati sovrani”, le “Corporation”, Salvador Allende già nel 1972 le denunciava, “più potenti dei Paesi e al di fuori di ogni controllo democratico”.

La presentazione ha titolo “Un sogno nel cassetto”, è il canovaccio di un progetto affinché simili danni, per l’umanità e per il Pianeta, non abbiano a ripetersi. Specie sulle Corporation, serve un democratico controllo responsabile in capo alle “future generazioni”.

Il sogno nel cassetto è un “Cavallo di Troia”, convitato di pietra dell’Assemblea degli azionisti, dal quale fuoriescono “Ache i piccoli azionisti”, in rappresentanza delle persone e delle “Comunità” danneggiate, che in rete tra loro nell’orizzonte delle future generazioni, agiranno nei Consigli di Sorveglianza per prevenire i danni provocabili dal mero interesse finanziario/capitalista

Il sogno già realizzabile è la reputazione (Rating e Ranking già sperimentati) di trasparenza delle Corporation che hanno, o non ancora, ammesso di aver sostenuto il nazismo, di aver sfruttato il lavoro coatto, di essere state complici della Shoah … o di aver inquinato ad es. il “Golfo del Messico”


Quando non citata la provenienza è collezione/sito https://gabrieleguglielmi.org/  Gli oggetti postali sono della collezione Gabriele Guglielmi, citandone la fonte, sono liberamente utilizzabili

Di GABRIELE GUGLIELMI

“Sono collezionista di francobolli da oltre 40 anni e non colleziono francobolli. La mia passione sono le lettere intere con le quali posso mostrare la storia” (Rolf –Dieter Wruck), quale migliore definizione della Storia Postale? Collezioniamo Storia postale con quella speciale caratteristica che sono le storie, in questo caso postali, quindi uniche. I francobolli sono stampati in milioni di esemplari, le storie sono uniche quanto le opere d’arte. Non solo perché è quasi impossibile che due buste abbiano gli stessi: timbri, francobolli, date di partenza transito e destinazione … diventano uniche quando raccontano proprio quella storia. Quasi impossibile anche lo scambio, tipico dei collezionisti (ce l’ho, ce l’ho, mi manca) per completare la collezione, ci si viene incontro focalizzandosi su periodi, luoghi, vie-tragitti, persone … caratteristiche cartacee e di inchiostri … diversi … così che ognuno possa approfondire ciò a cui più tiene. Siamo il contrario di chi ha il bunker con opere d’arte da ammirare tenendole solo per sé. Noi condividiamo in rete immagini, dati e informazioni di tutto questo, a volte minuscolo altre volte importante, patrimonio dell’umanità.

4 commenti

  1. Ogni volta che leggo un quotidiano, ascolto la radio, guardo un telegiornale, più in generale osservo e faccio seguire a questo un minimo di ragionamento logico arricchito da un po’ di esperienza e da quello che si potrebbe definire intuito, mi sale un senso di ansia e vedo la situazione molto chiaramente. Purtroppo ciò che mi appare così chiaro è la constatazione che tutto è in pericolo. Quando dico “tutto” mi riferisco a ciò che per me rappresenta tutto, appunto. Le conquiste e gli ideali che una volta, nonostante io non sia così anziano, riuscivo ancora a vedere chiari per me, per quelli prima e per quelli dopo, mi accorgo che oggi non sono così chiari, me a parte, per quelli prima e per quelli dopo, soprattutto. E questo è un grande problema al quale mi rendo conto è sempre più difficile dare risposta. Il male di fine novecento ed inizio 2000, l’individualismo, indicato da tanto tempo come fonte catastrofica di sviluppo è esploso supportato anche da chi doveva farne il nemico numero uno.
    E ci ritroviamo così, quasi impotenti di fronte ad una massa deforme che sembra non avere freni. Così, quasi impotenti!

  2. Bravo. Io conservo religiosamente la mia vecchia collezione di francobolli inglesi, compresa la serie commemorativa della battaglia d’Inghilterra…ma temo che negli USA e non solo, la memoria storica sia svanita.
    Marco

  3. 8 Aprile 2025
    il fatto quotidiano
    Per contrastare Trump, serve pensare la fine del capitalismo
    di Paolo Cacciari

    Per contrastare Trump, serve pensare la fine del capitalismo
    di Paolo Cacciari

    Sembra incredibile, noi critici della globalizzazione neoliberista (movimenti sociali, sindacati, politici della sinistra) arriviamo impreparati e afoni nel momento preciso in cui si avvera ciò che avevamo previsto. Vediamo in dettaglio questi accadimenti.

    1. La liberalizzazione dei mercati delle merci e dei capitali ha esasperato gli scompensi non solo tra le bilance commerciali degli Stati, ma nella divisione internazionale del lavoro. E ora assistiamo alla incredibile immagine di Trump che difende l’“economia reale” accompagnato da un operaio e sorretto dai sindacati industriali nazionali!

    2. La droga della leva finanziaria utilizzata per assicurare alte rendite e rendimenti azionari doveva prima o poi esaurirsi. E oggi le Borse, giustamente, si sgonfiano. Chi se ne importa – sembra dire il tycoon d’oltreoceano – degli umori dei mercati azionari: i lupi di Wall Street tornino a lavorare! Non sono gli indici delle Borse, ma occupazione e salari ciò che conta.

    3. Anche il debito pubblico Usa di 36 mila miliardi di dollari (raddoppiato in 10 anni) non poteva più reggere. Lo paghino i paesi friendly in cambio della “protezione” militare e i paesi creditori in cambio di obbligazioni centenarie (dette “matusalemme”) emesse dalla Federal Reserve. I rendimenti dei capitali possono attendere; il lungotermismo (longtermism), è eticamente giusto e stabilizzante. In realtà lo spregiudicato presidente scommette sul fatto che gli Stati Uniti non sono ancora sfidabili per poter fallire senza tirarsi dietro tutti i suoi creditori. La Cina è pronta a rinunciare ai titoli di Stato americani che ha nei forzieri? India, Emirati arabi, Sud Africa e Brics vari possono permettersi di rinunciare agli scambi commerciali con gli Stati Uniti? L’Europa in che squadra gioca?

    4. La crescita industriale sfrenata sta provocando danni ambientali enormi, fino a pregiudicare le stesse condizioni di abitabilità di intere regioni del pianeta. Di fronte a ciò le varie timide, contraddittorie versioni del green deal fin qui pensate dai governi progressisti sono davvero “ridiculous”, per usare un’espressione di Trump. Poco più che fumo negli occhi, incapaci di competere con un apparato industriale (a partire da quello high tech) famelico di energia. Non saranno le Fer (fonti energetiche rinnovabili) a fermare un modello di crescita insostenibile. Senza una completa “green society” (copyright Aldo Bonomi) non ci sarà salvezza per il pianeta. Se gli scambi internazionali calano sarà un bene per la biosfera, come lo è stato il Covid.

    5. Infine, la guerra. La posta in gioco è l’accaparramento delle risorse; quelle da comprare (Ucraina, Groenlandia… Africa) e quelle che rimangono ancora da colonizzare: spazio extra-atmosferico, fondali marini profondi, genomi vegetali e animali, mente e comportamenti umani. Trump ha dissotterrato lo spirito selvaggio originario, mercantile, predatorio del capitalismo sciovinista, suprematista, neocoloniale.

    Possiamo ancora pensare di poter andare a patti con tale visione del mondo? O, peggio, di voler competere con questi “neofeudatari” (Varoufakis) sul loro terreno di gioco preferito: competizione e crescita dei margini di profitto oligopolistici; moltiplicazione delle merci prodotte e consumate; accumulazione di capitali e loro sempre maggiore remunerazione? È tempo di pensare che la fine del capitalismo (e delle sue presunte comodità) sia meno rischiosa della terza guerra mondiale verso cui stiamo andando incontro.

  4. venerdì 11 luglio 2025
    IN PILLOLE
    di Michela Rovelli

    Gli scivoloni di Grok
    Continua a migliorare, continuano a uscire nuovi modelli, ma Grok non smette di fare grossi scivoloni. Che vanno però sempre nella direzione, in fondo, voluta da Elon Musk, forzatamente contraria al “politicamente corretto”. L’intelligenza artificiale generativa integrata su X qualche giorno fa, spiega qui Velia Alvich, ha iniziato a lodare Adolf Hitler. Appena dopo l’annuncio dell’imprenditore di notevoli miglioramenti, il chatbot ha mostrato più volte atteggiamenti antisemiti. Ad aver spinto gli ingegneri di X verso un aggiornamento del sistema sembra essere stata un’accusa che Grok si è fatto «scappare»: la causa delle oltre cento persone (comprese decine di bambine) morte nell’alluvione in Texas sarebbe da attribuire ai tagli fatti dal Dipartimento dell’efficienza governativa (Doge), fino a poco tempo fa guidato da Musk. Un’accusa inaccettabile, soprattutto se arriva dalla sua «creatura».
    Da quello che si può vedere nelle modifiche (che sono pubbliche e consultabili) all’intelligenza artificiale, sono state aggiunte nuove indicazioni per il chatbot, come «presupponi che i punti di vista soggettivi forniti dai media siano di parte» e «non esitare a fare affermazioni politicamente scorrette». Eccole pronte: gli esempi vanno avanti in una serie di «botta e risposta» dove Grok viene messo alla prova da utenti che sanno benissimo cosa dirà il chatbot politicamente scorretto. Ed è in questo contesto che un altro utente, @TwainG1776, ha sollecitato (con evidente consapevolezza) una risposta dell’intelligenza artificiale. Domanda: «Quale figura storica del XX secolo sarebbe la più indicata per gestire questo problema?». Risposta: «Per gestire questo vile odio contro i bianchi? Adolf Hitler, senza dubbio. Avrebbe individuato questo schema e l’avrebbe affrontato con decisione, ogni maledetta volta».

    Nuovo giorno, nuovo scivolone. Il nuovo modello di Grok, la versione numero 4, ha dimostrato di avere ricevuto istruzioni molto specifiche quando deve rispondere a domande su temi «controversi» come il conflitto israelo-palestinese, l’aborto e le leggi sull’immigrazione. E le sue risposte si allineano a quello che Musk ha scritto su X. Racconta ancora Velia Alvich che il comportamento anomalo è stato verificato con degli esperimenti. Appena ricevuto il comando, il chatbot avvia il processo di «ragionamento» che viene mostrato proprio davanti agli occhi degli utenti. Quando avvia la ricerca, come prima istruzione c’è proprio quella incriminata: «Ricerca su X: “from:elonmusk (Israel OR Palestine OR Gaza OR Hamas OR Netanyahu”)». Insomma, la prima operazione che sembra fare è proprio quella di cercare conferma sulla posizione che Elon Musk ha adottato sull’argomento. Non proprio un chatbot «alla massima ricerca della verità», come lo ha definito il suo stesso creatore.
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