Porsche e l’ossessione del tunnel
L’ossessione del tunnel per Wolfgang Porsche pare ereditaria, oggi si direbbe, è nel suo DNA.
Wolfgang, “decano dell’omonima dinastia automobilistica proprietaria dei marchi Volkswagen e Porsche, di cui è primo azionista nonché presidente del Consiglio di sorveglianza”, è:
- figlio di Ferry Porsche (quello al quale l’imprenditore e pilota automobilistico ebreo Adolf Rosenberger, per non fargli perdere il marchio di “società libera dagli ebrei”, dovette cedere, svendendolo, il 10% della “Dr. Ing. H. c. F. Porsche GmbH”);
- nipote del fondatore Ferdinand il quale
- non fu solo il geniale designer della Volkswagen “Maggiolino”;
- ma anche Membro del Partito Nazionalsocialista (NSDAP);
- e nelle fabbriche sotto la sua direzione furono utilizzati lavoratori forzati.
I tunnel sono pericolosi!
Anche in filatelia!

(Immagine tratta dalla Presentazione che il Prof. Angelo Piermattei, Presidente AFI,“IN UN SECOLO DI EMISSIONI FILATELICHE ITALIANE, GLI ERRORI CHE HANNO FATTO RUMORE E ALTRI MOLTO MENO” ha tenuto lunedì 13 ottobre 2025 al Laboratorio di Storia e Filatelia narrativa di Televita)
Un merito a Herr Wolfgang Porsche va riconosciuto: con il suo tunnel ci ha distratti da altri tunnel, quelli dei narcos fra Messico e USA, quelli di Gaza, quelli dove le aziende che producevano per il Reich utilizzarono lavoratori coatti, anche IMI (Internati Militari Italiani).
Nella parte finale della guerra (1943–1945), i bombardamenti alleati sulle industrie tedesche le costrinsero a spostare la produzione in tunnel e miniere sotterranee.
Durante la seconda guerra mondiale, Holzen vicino a Eschershausen, in Bassa Sassonia, con una capienza fino a 2.000 lavoratori forzati, fu un sottocampo del campo di concentramento di Buchenwald.
I lavoratori forzati furono impiegati negli impianti di produzione sotterranei per attrezzature militari, dal 14 settembre 1944 al 3 aprile 1945.

(Lettera commerciale del 14 aprile 1937 da Gaggenau Murgtal_Annullo meccanico DAIMLER-BENZ)
Dopo il 1944, Porsche e la Steyr-Daimler-Puch AG del Gruppo Reichswerke Hermann Göring avviarono una produzione sotterranea di componenti per razzi e missili in caverne e tunnel adattati nei pressi di Gmünd e St. Blasen, in Carinzia.
(Cartolina Primo giorno di emissione (FDC) del 28 febbraio 2013 con annullo PORSCHE 365 Nr.1 Gmünd 1010 Wien)

Queste gallerie, oggi note come “Porsche Tunnel” o “Anlage St. Blasen”, erano parte di una rete di impianti destinati alla produzione di armi segrete del Reich, tra cui parti per il razzo V1 e per il motore del V2 (il missile balistico sviluppato da Wernher von Braun).

(Fonte Sturmtruppen Grazie Bonvi)
I lavori furono svolti con l’impiego di prigionieri di guerra e lavoratori forzati, reclutati tramite l’organizzazione SS-Wirtschafts-Verwaltungshauptamt (WVHA).
“Nel febbraio del 1945, per ampliare i tunnel di Eschershausen vicino a Holzminden, nei quali voleva trasferire la sua produzione di armamenti, Ferdinand Porsche utilizzò le vittime dei campi di concentramento da Buchenwald” scrive la storica di Francoforte Ursula Krause-Schmitt. (Witich Rossmann , Joachim Schmidt-Sasse: prebellico 1935-1939. Elefanten Press Verlag, Berlino 1989).

(Fonte ChatGPT) Cosa mostra lo schema:
- Peenemünde (Germania) — sede di sviluppo e collaudo dei razzi V1/V2 (anni ’30–’40).
- Mittelwerk / Dora (vicino Nordhausen, Germania) — produzione sotterranea del V2 in gallerie e miniere (1943–1945).
- Gmünd / St. Blasen (Austria) — siti sotterranei e officine adattate per componenti di precisione; collegati a Porsche/Steyr (1944–1945) — citato in ricerche storiche.
- Wolfsburg (Germania) — sede dello stabilimento Volkswagen/KdF, coinvolto nella produzione di veicoli militari.
Gentile Presidente Wolfgang Porsche
Gentile Borgomastro Bernhard Auinger
siete proprio sicuri di aver ancora voglia di tunnel?
Quando non è citata, la provenienza dell’immagine/documento oggetto postale è la collezione Gabriele Guglielmi e/o sito https://gabrieleguglielmi.org/
Citandone la fonte sono liberamente utilizzabili

Gabriele, provocatorio e impertinente. Un abbraccio.