Nazionalsocialismo e Arte degenerata

1934 BRUNO VOIGHT-NELLA SVASTICA
1934 BRUNO VOIGHT-NELLA SVASTICA

Un filo rosso filatelico-postale

Memoria al futuro

Il “Museo d’Arte della Generazione Perduta” fondato a Salisburgo da Heinz Böhme, raccoglie dipinti di artisti le cui vite ed opere furono considerate “degenerate” sotto il regime nazionalsocialista.
Artisti che furono perseguitati nel Terzo Reich, furono interdetti dal lavoro, costretti all’esilio finanche assassinati nei campi di sterminio.
Numerose pubblicazioni sono disponibili anche in rete (interessanti video sono elencati in calce), ma il poter assistere, “toccare con mano” le opere “sopravvissute” è una emozione, un “faro” puntato su questo buco nero nella storia dell’arte e nella Storia del XX secolo, per nutrire la nostra “Memoria al futuro”.
Tante mostre in giro per il mondo espongono opere di artisti che furono considerati “degenerati” dal nazionalsocialismo. Ma quante di queste mostre si soffermano anche sulla persecuzione subita e non solo sulle opere e l’attività artistica?
Della serie “a ognuno il suo mestiere”, occupandoci noi di Storia postale, ci siamo chiesti come contribuire per dare più luce a quel “faro”?
(Cartolina Postale del 21 marzo 1932 da BERLIN-CHARLOTTEMBURG a MUNCHEN_ Affrancata con due valori “3 Germania – reichspfennig” Friedrich Ebert -1871-1925-, 1st President – Emissione 1928-09-01)

All’uscita dal “Museo” il pensiero è andato a se e come la filatelia si fosse interessata a questi artisti e alle loro opere e a come i “canali filatelici” potevano contribuire.

Si son presentate subito due opportunità:

Il 6 ottobre una presentazione al Tavolo dei «POSTALI»[1] 

e il 14 un video al Laboratorio di Filatelia e Storia di Televita 

Siamo alla ricerca di ulteriori fili rossi.

[1] Il Tavolo dei «POSTALI» è un incubatore di “filatelia e storia postale”, è un “fuso” il quale produce quel filo rosso che collega, crea sinergie e fa rete con le più varie forme espressive, valorizzandole! Potrà farlo anche per questi artisti vituperati affinché questi uomini e queste donne e le loro opere ricevano il meritato apprezzamento che è stato loro negato per così tanto tempo.


Per approfondimenti in video


Le immagini: buste, cartoline, fotografie, documenti … se non descritte/attribuite diversamente appartengono alla collezione di Gabriele Guglielmi e sono liberamente utilizzabili citandone la fonte. Correzioni, integrazioni, suggerimenti, commenti sono benvenuti.

Di GABRIELE GUGLIELMI

“Sono collezionista di francobolli da oltre 40 anni e non colleziono francobolli. La mia passione sono le lettere intere con le quali posso mostrare la storia” (Rolf –Dieter Wruck), quale migliore definizione della Storia Postale? Collezioniamo Storia postale con quella speciale caratteristica che sono le storie, in questo caso postali, quindi uniche. I francobolli sono stampati in milioni di esemplari, le storie sono uniche quanto le opere d’arte. Non solo perché è quasi impossibile che due buste abbiano gli stessi: timbri, francobolli, date di partenza transito e destinazione … diventano uniche quando raccontano proprio quella storia. Quasi impossibile anche lo scambio, tipico dei collezionisti (ce l’ho, ce l’ho, mi manca) per completare la collezione, ci si viene incontro focalizzandosi su periodi, luoghi, vie-tragitti, persone … caratteristiche cartacee e di inchiostri … diversi … così che ognuno possa approfondire ciò a cui più tiene. Siamo il contrario di chi ha il bunker con opere d’arte da ammirare tenendole solo per sé. Noi condividiamo in rete immagini, dati e informazioni di tutto questo, a volte minuscolo altre volte importante, patrimonio dell’umanità.

2 commenti

  1. “Tacito tra le SS”
    Il Fatto Quotidiano Cultura
    26 Marzo 2025
    Omero nel pollaio e Tacito tra le SS: i classici latini e greci spariti e ritrovati
    di Camilla Tagliabue
    Le peripezie dei libri antichi
    I sommersi e i salvati: l’Inno omerico a Demetra? Trovato in un pollaio russo nel 700, in mezzo a galline e maiali. La Costituzione degli Ateniesi di Aristotele? Acciuffata sulle sponde del Nilo poco prima che un trafficante, colto in fallo, la gettasse nel fiume. I teoremi di Archimede? Camuffati a margine di una Bibbia, idem le sconce commedie di Plauto: di questi “libri perduti e ritrovati” narra Tommaso Braccini in Avventure e disavventure dei classici, in uscita venerdì con Carocci.
    Galeotto fu il libro e rocambolesca la sua esistenza, dalle satire di Luciano, boicottato in quanto “giudeo”, alle favole erotiche greche ripulite da un afgano e finite in un trattato islamico. Bigottismo, censura e cancel culture hanno spesso condannato all’oblio i testi – o meglio tavolette e papiri – antichi: nel Medioevo sono gli studiosi e/o i crociati cristiani a dare alle fiamme gli osceni componimenti “grecuzzi”, così come i Romani occultano le teorie del nemico Archimede. Uno dei suoi pochi lavori superstiti ricompare nel 200: un sacerdote aveva riciclato le carte del matematico – lavare e riutilizzare pergamene era un altro classico – per scriverci sopra preghiere, scongiuri contro i bruchi e riti di purificazione dell’olio e del miele contaminati dai topi. Nel 900 la propaganda si fa nerissima, quando le SS, su mandato di Himmler, tentano di impadronirsi della Germania di Tacito, che parla di “indigenità” di quel popolo scambiata per elogio della razza: dopo una prima richiesta a Mussolini, i nazisti approfittano dell’armistizio del ’43 per saccheggiare le ville dei nobili marchigiani che possiedono il Codex , che sopravvive però alla razzia nascosto in una scatola di latta, poi viene chiuso in un caveau di una banca fiorentina, scampa all’alluvione del ’66, viene venduto ai tedeschi e fortunosamente riacquistato dallo Stato italiano.

    Se Cicerone e Seneca sono poco appetibili per i barbari semianalfabeti, e quindi i loro testi ricicciati per confezionare libelli religiosi, Petronio è vittima di una fake news mentre il Terenzio Bembino finisce smembrato in un cortile, dopo che i soldati hanno strappato le dorature dalle pagine, e il “canovaccio” platonico di Petrarca arriva in Armenia. Pare: anche le leggende pretendono la loro parte in questa commedia. Di fatto, poco è giunto fino a noi dalla classicità: di Euripide si è salvato meno di un quinto delle opere, mentre di Tito Livio esistono 35 libri su 142. Quelli dispersi – rumors – stanno a Lubecca, o in Norvegia, o alle Ebridi, in Tunisia, sul monte Athos, a Napoli, a Istanbul. Ma lì “quel barbagianni del custode non le ha ancora ritrovate”.

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