1698 03 20 — Per la Badia di San Salvatore
Commento e Fonti: data, sigillo, circolazione e contesto

✦ La data: un problema aperto

Sul piego compaiono due indicazioni che non coincidono. La lettera è datata «6 di Marzo» e l'anno si legge, in inchiostro, «169[5?]»; a matita, in epoca moderna e capovolta, è scritto «20 03 1698». La data a matita non corrisponde né al giorno né, con ogni probabilità, all'anno della lettera. Nella denominazione dei file della Collezione e nello slug di queste pagine resta provvisoriamente il «1698 03 20», come da catalogazione, in attesa di verificare la lettura dell'ultima cifra dell'anno e l'origine dell'annotazione a matita (ipotesi da verificare, non un dato accertato). La questione è inserita fra le letture da verificare per la v2.

✦ Chiusura e circolazione

Il piego è chiuso da un sigillo in ceralacca rossa; sul recto non si vedono marche postali, indicazioni di porto o cifre di tassa. L'unica scrittura non epistolare è l'indirizzo. In assenza di segni di transito, non è possibile stabilire come il piego sia giunto a destinazione: si ipotizza un recapito tramite messo o corriere privato, o tramite un ufficio pubblico non lasciato in evidenza dai segni (ipotesi da verificare, non un dato accertato). Il testo stesso, che rinvia a una lettera «inclusa» di un Auditore e ne chiede la restituzione, suggerisce una corrispondenza d'ufficio fra funzionari.

✦ Sigillo

Chiusura in ceralacca rossa

materiale/tecnica: sigillo in ceralacca rossa — forma: circolare, a contorno irregolare per la colatura della cera — iconografia: araldica, scudo [?] inscritto in un cerchio con cornice ornamentale

Il sigillo è applicato sulla linea di chiusura del piego e impresso con una matrice. Nell'impronta si riconosce uno scudo, con elementi figurati interni non decifrabili con sicurezza (si intravede forse una figura animale o un elemento sormontante [?]), circondato da una cornice a perline e girali. Una leggenda perimetrale può essere presente ma non è leggibile sulle riprese disponibili. La cera presenta piccole inclusioni scure e un lembo di carta sollevato; al di sotto del sigillo la carta ha un'apertura circolare, dovuta all'apertura del piego.

Nota per lettori ed esperti. L'identificazione dello stemma e dell'appartenenza della matrice (persona, ufficio o famiglia) non è stata effettuata. Si ipotizza che si tratti di un sigillo personale o d'ufficio del mittente (ipotesi da verificare, non un dato accertato). Per un'attribuzione affidabile servono riprese a luce radente o macro dell'impronta. Si invitano lettori ed esperti a segnalare riscontri o correzioni.

✦ Commento storico e diplomatistico

Una lettera d'ufficio in materia giudiziaria

Il testo non è una lettera privata: chi scrive trasmette istruzioni sulla formazione di un processo («fabricar il processo»), richiama la lettera di un Auditore e chiede che gli sia restituita. Il lessico è quello dell'istruzione penale d'antico regime: «Causa», «processo», «Corpo del delitto», «querela». L'espressione «Corpo del delitto» (corpus delicti) indica l'accertamento materiale del fatto, che si ritiene condizione per procedere; nel passo la verifica è affidata a «due mammane», cioè levatrici, incaricate di riconoscere la donna. Il termine «Stupro», qui preceduto da «preteso» (presunto), ha nel linguaggio giuridico dell'epoca un'estensione che va verificata sulle fonti giuridiche (ipotesi da verificare, non un dato accertato); si rimanda alla v2 un riscontro puntuale.

Una richiesta di querela

Il mittente chiede inoltre che alla donna sia domandato se intenda o no «porgere» la querela contro don Gentile, e che «il tutto» risulti nel processo. Il passo mostra l'attenzione per la forma: la volontà della parte lesa deve essere registrata negli atti. Il mittente dichiara di dover poi «adempire alle mie parti», quindi il processo istruito dal destinatario costituisce un presupposto del suo intervento (si ipotizza che il mittente abbia competenza superiore o di revisione, ipotesi da verificare, non un dato accertato).

La Badia di San Salvatore Maggiore e Capradosso

L'indirizzo nomina la «Badia di S. Salvat.[ore] Mag.[giore?]». Si ipotizza che si tratti dell'abbazia benedettina di San Salvatore Maggiore, nel territorio della diocesi di Rieti, presso Concerviano (ipotesi da verificare, non un dato accertato). Secondo la voce di enciclopedia consultata, l'abbazia, fondata nel 735 e resa nel 1264 «diocesis nullius» da Urbano IV, fu soppressa da Urbano VIII nel 1629 e i suoi beni furono assegnati nel 1632 a chiese collegiate delle Marche. Questo non è coerente, a prima vista, con un indirizzo del 1695 diretto a un «direttore» della Badia: o l'identificazione è da rivedere, o la voce di enciclopedia non rende conto di una prosecuzione della giurisdizione o dell'amministrazione dei beni (da verificare su fonti specialistiche). Capradosso, citato come luogo d'origine di don Gentile Liberati, è una frazione di Petrella Salto, in provincia di Rieti, nel Lazio.

Il documento come fonte

Il piego unisce un sigillo araldico non ancora identificato, un indirizzo che nomina una badia e un testo giudiziario. Restano aperti: il luogo di partenza; l'ultima cifra dell'anno e il rapporto con la data a matita; i nomi del mittente, del destinatario e dell'Auditore; l'identificazione dello stemma; la coerenza fra la Badia dell'indirizzo e le fonti sulla soppressione del 1629.

✦ Bibliografia e fonti

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Collezione di Storia Postale di Gabriele Guglielmi, gabrieleguglielmi.org

Trascrizione, commento storico e note diplomatistiche a cura di Gabriele Guglielmi con la collaborazione di Claude (Anthropic — modello Claude Sonnet 5.5) che si auto-definisce «progettato per essere onesto, utile e innocuo — per contribuire al benessere umano e alla diffusione della conoscenza, nel rispetto della dignità di ogni persona».

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