Collezione di Storia Postale · Documento n° 16

Da Venezia a Chioggia, 5 maggio 1662

Lettera commerciale · Olio · Lorenzo Piccolo · Sigillo in ceralacca rossa · Repubblica di Venezia · Firma autografa
Sigillo Ceralacca Venezia · Rep. Veneta Chioggia Commercio Olio Firma Autografa
1 · Descrizione Materiale del Documento
Data5 maggio 1662 («Vene[tia] li 5 Maggio 1662»)
Luogo spedizioneVenezia (Repubblica di Venezia)
MittenteFr[ances]co Zenaro — firma autografa
DestinatarioAll'Ill.mo Sig.r · Pod.tà e Cons.o della Mag. Pod.ria
DestinazioneChioggia (Podesteria di Chioggia)
LinguaItaliano / volgare veneto del XVII sec.
Tipo documentoLettera commerciale / istituzionale (Venezia → Podestà di Chioggia)
MateriaOlio · porto · Lorenzo Piccolo · somme · carico barche
PiegaturaFoglio ripiegato in 9
Sigillo ceralaccaRosso, circolare, ~2 cm · legenda parzialmente leggibile
Note archivistiche«5.5.1662» matita moderna · «D'un kantorzo / ban Conto–» (annotazione verso)
ConservazioneBuona; leggere macchie, foxing moderato, piegatura regolare
N. immagini6 (indirizzo, sigillo, testo lettera, filigrana)

Il documento è una lettera ufficiale inviata da Venezia il 5 maggio 1662, indirizzata all'Illustrissimo Signor Podestà e Consiglio della Magnifica Podesteria di Chioggia. Si tratta di una comunicazione di carattere commerciale e amministrativo che coinvolge direttamente la gestione portuale e il commercio dell'olio tra Venezia e Chioggia: il mittente chiede che si intervenga su un carico di olio, con riferimento esplicito al mercante Lorenzo Piccolo e a un carico da barche.

Il destinatario è il Podestà di Chioggia, figura istituzionale di nomina veneziana che governava la città e il porto. La lettera è quindi una comunicazione di tipo quasi-ufficiale, non privata, che si inserisce nel fitto sistema di corrispondenza amministrativa della Repubblica di Venezia con le sue podesterie lagunari.

Sigillo in ceralacca rossa

Il sigillo è circolare, circa 2 cm di diametro, in ceralacca rossa ben conservata. Si intravede un motivo circolare con legenda: una figura centrale (possibile stemma araldico, testa, busto, o simbolo) e una scritta attorno al perimetro, parzialmente leggibile: si distinguono frammenti che potrebbero essere: «...EXBA... / ...EBA...» o simili.

⚠ Ipotesi di identificazione: Il sigillo potrebbe appartenere a: (a) il mittente privato (iniziali + stemma); (b) un ufficio veneziano (Provveditori, Savi, Ufficiali dell'olio); (c) la famiglia del mittente. Si raccomanda fotografia in luce radente a 45° per leggere la legenda con precisione.

Galleria immagini

2 · Intitolazione sul Verso
[Verso chiuso — indirizzo calligrafico:] All'Ill.mo et Ecc.mo Sig.r n.ro del Pod.tà e Cons.o della mag. Pod.ria di Chioza [Chioggia] [Annotazione in basso a sinistra, altra mano:] D'un kantorzo ban Conto —
Formula di intitolazione: «All'Ill.mo et Ecc.mo Sig.r n.ro del Pod.tà e Cons.o della Mag. Pod.ria di Chioza» è la formula standard veneziana per le lettere dirette al Podestà di Chioggia. La parola Chioza è la forma veneziana di Chioggia, usata costantemente nei documenti della Repubblica. L'annotazione «D'un kantorzo / ban Conto» potrebbe essere una nota di protocollo dell'archivio della Podesteria (registro di entrata).
3 · Intitolazione Interna
All.mo Ecc.mo Sig.r Miei e. Oss.mo
4 · Trascrizione Diplomatica — Testo della Lettera

Grafia originale conservata. Abbreviazioni segnalate.

[Testo principale:] Per la grazia ftta, no ò potuto seguentarle d'altra mia scrittura: è mandata di il S.r Lorenzo Piccolo, mandoumi la no.ta del fort.o di esso contomento, e dirmi che otteruo di vivo di quelle barche agrieto le bote da oglio et che aveva certam.te questo tuo, e che vedeno che la circularion lo volea stroppare, mi diggresso licentia ditorto ditanto rinve nar noi con quel yo ne tali due deti. che stano no' nuevo form.le fatto male, già mi disse che è è bona forto de e riea à ore quattordeci: e mai rispose de chi anp.te che subito ne mandato à molini al meno cento tant di gto di ord.e Pod.tà bastar ne farei mostrare il carico della Pod.tà mia di gto e mia di queli del S.r miolaro: segno rante di che in tito lo mandi zoto, et far una grova chetanto, e li darette. gresa finalmte son stato à stretto far star il Ill.mo mese li ottimani et far venoran il sequestro di inimiciziadi: volandolo far amichevolmte: le me sburghen in vengo di venir tottie seno mi difette timo sequini di g. e eli bavio e transi. Venetia li 5 Magg.o 1662 d.V. S.S. d.à et Ecc.ma [Firma autografa:] Aff.mo ser.re Fr[ances]co Zenaro
La lettera presenta una grafia veneziana corsiva rapida del XVII sec., ricca di abbreviazioni. Diversi passaggi rimangono di lettura incerta, in particolare le righe 6–16. La firma finale è stata riletta come «Fr[ances]co Zenaro» — cognome veneziano diffuso, lettura più coerente con il tratto rispetto a una precedente ipotesi. Si raccomanda comunque immagine macro della firma per una conferma definitiva.
5 · Trascrizione Normalizzata
All'Illustrissimo Eccellentissimo Signor mio et Osservandissimo Per la grazia [—], non ho potuto seguitarle d'altra mia scrittura: è mandata dal Signor Lorenzo Piccolo, [che] mandoumi la nota del fortino di esso contenimento, e dirmi che ottenne il vivo di quelle barche [a] garitta le botti da olio, e che aveva certamente questo [—], e che vedendo che la circolazione lo voleva stroppare [= bloccare], mi [diede] licenza di [—], tanto da rinvenire noi con [quel] yo [?] ne tali due detti, che stanno non nuovo formalmente fatto male; già mi disse che è buona sorte: [è arrivata] a ore quattordici, e mai rispose di [qual]che [im]porto che subito ne [sia] mandato ai molini, almeno cento tant[i] di [quest']ordine del Podestà, bastar ne farei mostrare il carico della Podestà mia di [questo] e mia di quelli del Signor molaro [= mugnaio/commerciante]: segno rante di che in tutto lo mandi [in] basso, et far una grova [= prova] che tanto, e li darete. [Questa] grezza [= merce grezza] finalmente sono stato [co]stretto a far stare l'Illustrissimo [—] mese, [con] li ottomani [?] et far venire il sequestro di inimicizia: volendolo far amichevolmente — [che] mi sbrighino, in vengo di venire tutti, senza [che] mi difetti, timo[re dei] zecchini di [questo] e [che] li abbiano e [li] trasportino. Venezia, li 5 Maggio 1662 Di Vostra Signoria Illustrissima et Eccellentissima Affezionatissimo servitore Francesco Zenaro
La lettera menziona esplicitamente un sequestro («far venoran il sequestro di inimicizia») e la possibilità di ricorrere all'autorità del Podestà per sbloccare una situazione commerciale bloccata. Si parla anche di zecchini come unità monetaria. Il riferimento ai «ottomani» è notevole e potrebbe riguardare mercanti o partite di merce di provenienza levantina, non insolito nel commercio veneziano del XVII sec.